Xino e i suoi borghi

Piccola frazione sottostante Fonteno, verso il Sebino. L'origine etimologica di Xino, contrada del Comune di Fonteno, non é stata ancora dimostrata. In volgare é detta Scí.

Contrada di antica fondazione che conserva ancora l'originaria fisionomia delle vie strette con caratteristici adroni. Piccola frazione sottostante Fonteno, verso il Sebino. L'origine etimologica di Xino, contrada del Comune di Fonteno, non é stata ancora dimostrata. In volgare é detta Scí. L'esistenza certa di abitanti di Xino é attestata sin dal 1310 in atti del notaio G. Sojaro ove sono menzionati gli Eredi di Alberto di Giacomo Viniani di Axino. Testimonia inoltre antiche origini il rinvenimento nel 1917, in un campo detto Ciosét a nord della chiesa di S. Carlo, di alcune tombe in pietra andate distrutte. La dizione Axino é molto frequente in atti notarili del XV secolo e rifletterebbe il dire volgare: stá a Scí, nda a Scí, ecc.... Nel secolo XV Xino ha un suo nucleo abitativo gravitante intorno alla piccola piazza e case prospicienti gli Orti di Xino. Nel 1957 per lascito testamento di 5 libre imperiali si edificava un sacello in onore di S. Rocco presso le case verso l'Era. Intorno al 1620 fu costruita invece la chiesa dedicata a S. Carlo.

I fuochi di Xino, in faccia al lago e ai monti

LA FRAZIONE DI FONTENO OSPITA TURISTI STRANIERI

Una settantina di persone arrampicate tra lago e montagna, quando arrivi a Xino, piccolo borgo di Fonteno, prima di incontrare una persona per strada devi attendere alcuni minuti, se piove anche mezz’ora. D’altronde questo paesello che domina tutto il lago d’Iseo di giorno si svuota, i bambini vanno a scuola e gli adulti scendono a valle per lavorare. Qui rimangono solo poche persone anziane e il titolare del bar Dallas, l’unica attività presente ancora in paese. Abitare qui richiede sacrifici, ma qui tutti sembrano disposti a pagare dazio pur di rimanere su questa terrazza unica nella bergamasca. Basta aprire la finestra di qualsiasi abitazione e di fronte ti si pone tutto il lago d’Iseo con la vista che spazia da Montisola e sale fino in valle Camonica arrivando all’Adamello. Un panorama invidiabile che ha permesso probabilmente a Xino di sopravvivere. Una piazza e due vie, niente di più, questo piccolo borgo negli ultimi decenni si è ripopolato anche di giovani che sono arrivati a Xino per ristrutturare la casa paterna e rimanere ad abitare. Sono poche le abitazioni che non sono state ancora recuperate, basta vedere la piccola piazza del paese per capire che anche l’amministrazione comunale ha deciso di tornare a reinvestire qui recuperando piazza e via. Alcuni anni fa l’amministrazione comunale ha deciso di recuperare anche gli affreschi religiosi che si trovavano all’esterno delle abitazioni e che oggi abbelliscono questo borgo. “La gente nel tempo non ha abbandonato Xino - spiega Ignazio Pasinelli che a Xino ci è nato e tutt’ora ci vive – e molti giovani sono rimasti ed hanno ristrutturato le abitazioni del paese. Xino nel tempo non è cambiato molto, la gente è più o meno la stessa, ci sono meno famiglie numerose e le usanze sono cambiate. Una volta qui rimanevano solo le donne e i bambini e gli uomini andavano all’estero a fare la stagione. Moltissimi erano in Svizzera, poi l’arrivo delle fabbriche nella nostra zona e del benessere ha richiamato in fabbrica molti di quegli uomini che un tempo trovavano da mangiare solo fuori dall’Italia. Ora è di nuovo tutto cambiato, io ho passato una vita all’Italsider di Lovere, oggi però nessuno dei giovani fa l’operaio, sono tutti artigiani, muratori, elettricisti, imbianchini, idraulici. Il paese cambia nel tempo, le famiglie sono meno numerose di un tempo, noi qui eravamo in 14, solo la mia famiglia, per questo qui a Xino ci chiamavano i ‘nascì’. Ogni famiglia ha un soprannome che serve un po’ a identificare la persona, anche perché i cognomi sono tutti uguali. Tra i soprannomi che ricordo ci sono i ‘Cioare’, i ‘Paciù’, soprannomi che ti rimangono legati a vita. Una volta poi qui a Xino c’erano 3 negozi, 2 botteghe e un bar che era in piazza. Oggi di tutto questo rimane solo il bar che si è spostato di fronte alla chiesa. L’arrivo dei supermercati ha cancellato queste piccole attività che così hanno dovuto chiudere i battenti. Quando ero giovane poi ricordo che c’era molta rivalità tra Xino e Fonteno, io ancora oggi dico di essere di Xino, non di Fonteno e mia moglie, che è di Fonteno, mi risponde che anche Xino è Fonteno visto che è una sua frazione”. Passare da uno dei posti più esclusivi della nostra provincia e, probabilmente, di tutta Italia, ad un borgo sperduto posto sui monti dell’alto Sebino. Decidere di lasciare un’abitazione in città alta a Bergamo, con una casa vicinissima al posto di lavoro, per andare ad abitare a Xino, costringendoti ogni mattina ad un’ora e mezzo di traffico per raggiungere lo studio di Bergamo dove lavori affrontando quotidianamente la famigerata statale 42. Una scelta strana quella del sindaco Alessandro Bigoni e della sua famiglia. Alcuni anni fa, il sindaco originario di Clusone, ha deciso di lasciare città alta per trasferirsi proprio nella piazza del borgo, una scelta di vita la loro per poter crescere i figli in un ambiente più tranquillo e magari anche più sano. Una scelta che probabilmente molti non avrebbero fatto ma che i Bigoni hanno deciso di ripercorrere, tornando alle origini. Sabrina Bonomelli infatti è originaria proprio di Xino ed ha deciso di acquistare un’abitazione nel borgo, ristrutturarla e venirci ad abitare. “Noi abitavamo proprio in città alta e per mio marito era certamente più agevole raggiungere l’ufficio di Bergamo. Poi abbiamo deciso di trasferirci nuovamente nell’alto Sebino proprio perché qui era più facile crescere dei figli, permettere loro di poter giocare liberamente e non rimanere in una città tra il traffico e il caos. In città alta dove avrebbero potuto giocare, li non ci sono spazi dove poter circolare liberamente, qui a Xino invece si e non ti devi preoccupare di doverli sempre accompagnare o sorvegliare per la presenza delle auto. Certo, qui a Xino devi avere per forza l’automobile altrimenti non puoi vivere, qui ogni volta che devi fare la spesa o devi accompagnare i figli a scuola o alle attività sportive devi prendere l’auto. Inoltre questa scelta ha comportato un sacrificio per mio marito che ogni giorno deve raggiungere lo studio di avvocato a Bergamo. Noi abbiamo comunque deciso di cambiare e nel 1996 abbiamo cambiato vita ritornando alle origini”. Come spesso succede nei piccoli borghi di montagna, qui le tradizioni sopravvivono a lungo nel tempo e diventano spesso un bene comune da salvaguardare. Così a Xino la festa di San Carlo, patrono della chiesa costruita nel 1542 in stile neogotico lombardo, diventa la festa di tutti i 70 abitanti del borgo e tutti partecipano attivamente per abbellire il paese. Le viuzze, i cortili e la piazza del borgo si riempiono di bancarelle che sembrano anticipare il Natale. Una grande festa, che forse a Fonteno invidiano un po’ a questo borgo, una manifestazione che ogni anno richiama moltissima gente in cima alla montagna. Poi ci sono i fuochi che tutto il lago può ammirare. “Quella dei fuochi è una tradizione nata da circa tredici anni - spiega Ignazio Pasinelli – ma tutti vogliono partecipare ai fuochi di San Carlo e donano sempre qualcosa. Molti, quando chiedi qualcosa per ristrutturare la chiesa, non ti danno niente, quando chiedi un contributo per i fuochi tutti sono pronti ad aiutarti. Così per la festa di San Carlo tutti si impegnano e lavorano per settimane per abbellire il paese, poi per tre giorni arriva la festa che si conclude con i fuochi”. * * * Da Trescore Balneario a Xino per amore ma anche per passione verso un lavoro probabilmente incontrato quasi per caso. La signora Rosa Bena se ne sta ancora in lavanderia a stirare e cucire anche se da alcuni anni ha trasferito tutta l’attività dei figli, ma lei ormai è l’anima dell’hotel Panoramico che sorge proprio l’abitato di Xino e che oggi si chiama Esprit d’Hotel – ristorante Panoramico. Il nome dice già tutto perché qui la gente non si ferma solo per mangiare i piatti tipici del posto, da qui si può ammirare un paesaggio probabilmente unico. Da questo terrazzo lo sguardo spazia ovunque e si potrebbe passare una intera giornata a guardare giù verso il lago, da Montisola alla Valcamonica e rimanere incantati. Oggi questo hotel ristorante è il più antico di Fonteno, uno dei primi ad aprire e a scommettere sul turismo quando ancora il turista era visto a Fonteno come uno straniero e quindi a volte emarginato.“Nel 1965 io e mio marito – spiega Rosa Bena – abbiamo deciso di realizzare questo ristorante proprio per scommettere su Fonteno e sul turismo. All’inizio è stato naturalmente difficile anche perché l’amministrazione comunale non ti appoggiava, nessuno allora credeva nel turismo a Fonteno, quindi noi abbiamo dovuto arrangiarci da soli. Poi è arrivato il grande boom e tutti volevano andare a mangiare al ristorante, era diventato ormai una moda e quelli sono stati periodi di grande lavoro. Noi avevamo molti clienti come ristorante ma un giorno è successo un fatto che ha modificato nuovamente la nostra attività. Un giorno si presentarono qui dei tedeschi che mi chiesero se avevo delle camere. Qui a Fonteno nessuno aveva camere e non c’era un hotel così i tedeschi se ne dovettero andare via. Io mi vergognai così tanto che decisi di realizzare delle camere per ospitare i turisti e costruii delle camere bellissime, tutte con il bagno. Così il ristorante divenne anche hotel ed iniziò ad ospitare turisti. Oggi noi ospitiamo regolarmente ogni anno turisti che arrivano da tutta Europa, dall’Inghilterra, Germania, Belgio, Olanda Francia, tutti vengono regolarmente qui a Fonteno. Tutto in questi anni è cambiato, io sono arrivata a Fonteno anni fa e devo dire che il salto da Trescore a Fonteno non è stato traumatico, anzi. Il posto è bellissimo e qui ho costruito una famiglia e un ristorante, qui ho trovato molte soddisfazioni. Nel frattempo il paese è cambiato, la gente prima era molto più diffidente, forse perché qui finiva la strada e la gente era isolata. Oggi invece tutti sono più aperti e cordiali, pronti ad accogliere i turisti”. . Tratto da araberara